>> Luglio 2001 Melody Maker
"Non mi importa se mando tutto a puttane..."

Dopo il loro trionfale Glasto Maker, mi unisco ai Muse per una giornata artistica alla Tate Modern a Londra - e trovo un inusuale Matt Bellamy, dubbioso di se stesso.

“I ragni regnano l’universo,” sussurra il frontman dei Muse, Matt Bellamy, con tutta la carica nervosa di un membro minore del cast di “Star Trek”. Un membro minore del cast che ha appena perso i suoi compagni, il suo comunicatore e il contenuto delle sue viscere da qualche parte su un ostile pianeta alieno. Un membro minore del cast, infatti, che sta per perdere un grosso pezzo del suo intestino a causa di un gigantesco, ragno metallico chiamato “Maman”. No, veramente. Aspettate un minuto...

...eccetto, naturalmente, che non lo è. Perché questo particolare enorme ragno, miei amici, è arte. Lo è perlomeno per le centinaia di turisti per pubblicizzare dirigenti e singoli tizi in pasto agli squali, qui nel nuovo impero artistico a Londra, il Tate Modern. Per Matt, comunque, questa è guerra. “Odio i ragni.” Trema, dando un occhiata paurosa all’enorme insetto metallico. “Li odio perché sono superiori. I ragni sono gli unici animali sul nostro pianeta che hanno viaggiato di più nello spazio rispetto a noi. Vanno in una animazione sospesa, e sono abili a stare in uno stato di eternità fino a che non raggiungono la giusta condizione. Poi -bam!- ritornano in vita.”

Vita nello...um, spazio. Uh-hum. Così come fanno a stare in quello stato?

“Loro galleggiano e basta!” grida, con gli occhi frustrati dal terrore. “Galleggiano nell’aria circostante. Loro sono minuscoli, pensa! Minuscoli! Così piccoli che non puoi vederli ad occhio nudo. C’è una teoria che noi ci siamo evoluti dai ragni, veramente. Sono atterrati da una cometa, su questo pianeta, ed è così che la vita è iniziata sulla terra.”

Si gira cupamente dall’altra parte e dice una delle cose più bizzarre che ho sentito in quel giorno.

“Odierei discendere da un ragno.” Em....completamente.

Matt pensa troppo a queste cose. Possiamo dirlo con un grado di certezza perché non abbiamo mai considerato il fatto che potremmo discendere dai ragni e tuttavia - stranamente - abbiamo gestito la nostra vita felici. Vite sicure e produttive. Poi ancora. Non abbiamo mai afferrato un meraviglioso contratto discografico quando eravamo ragazzini, non abbiamo mai registrato un album di debutto intensamente pieno di potere come “Showbiz” dei Muse e non ce l’abbiamo mai fatta a far diventare i nostri capelli così appuntiti. Ma noi non siamo i Muse.

Noi non stiamo combattendo per fare del mondo un posto più eccitante.

“Le cose troppo calme sono noiose,” si lamenta Matt, girovagando attorno alle Tate Modern Gallery, cercando in mezzo alle mutilate tele e le attorcigliate installazioni, tra l’infame “Pharmacy” di Damien Hirst (Matt: “Non vuol dire nulla per me”) e le larghe scatole di alluminio di Donald Judd (Matt: “è solo una scatola vero? Guarda! E’chiamato pure “Untitled!”), un segno di un luminoso e tecnologico futuro. Un futuro dove i laser della realtà virtuale cancelleranno i nostri bulbi oculari, mandandoli in un mondo fantastico dove i colori hanno un profumo e ognuno ha bisogno di mettersi in carica la notte per ricaricarsi.

“Questo è l’intero problema di questo posto,” aggiunge, “ come tutte le gallerie d’arte - Sono tutte calme. Non assomigliano a niente di nuovo. Ognuno conosce cosa le moderne tecnologie sono capaci di fare, ma dove sono? Da dove possiamo trarre insegnamento?”

Così quello che stai dicendo è che l’arte moderna non è moderna abbastanza?

“Dunque, dove sono le cose che saranno veramente ricordate?” si acciglia Matt. “Ti ricorderai solamente di alcune cose della pionner, e l’arte troppo moderna sta giocando tutta all’incirca, con qualche concetto di cinquanta anni prima. Non c’è niente di nuovo. Come, per esempio, chi mai ricordiamo nella musica di cento anni fa? Sarei meravigliato se le band che sono in giro adesso, saranno ricordate. Penso che la maggioranza sarà dimenticata.

Incluso te?

“Probabilmente. Ma forse non siamo solo abbastanza moderni. A livello di persone. Cazzo! Siamo qui! Nel presente! Adesso! Ma, musicalmente, ogni cosa che facciamo è stata fatta prima. Noi abbiamo un poco di più di unicità, suppongo, ma alla fine del giorno, noi siamo...bene, noi diventiamo un pò rock’n’roll, capisci?”

E questo è passato di moda?
“Penso di sì,” canticchia. “Sì.”

Questo non è il Matthew Bellamy che ci aspettavamo, vero? Non è certamente la persona su cui ci eravamo documentati: il decadente bon viveur che non gliene poteva fregare un cazzo se i nazisti conquistarono l’Europa purché la casa discografica gli dasse così tanti soldi da uscirgli fuori dal culo, che il suo champagne fosse perfettamente fresco e che il suo sigaro fosse arrotolato sulla più verginale coscia. Lui sembra...dunque, meno pretenzioso di quello che abbiamo dato da credere, molto pieno di paure e dubbi e insicurezze. E non è qualcosa di cui lui ignora.

“Penso di essere un pò pretenzioso solo per un pò,” dice, calmandosi in un vicino pub. “Per un certo momento, pensavo che la musica fosse...ebbene, veramente buona, e accidentalmente ho risposto a domande in un modo che poteva suonare veramente cretino e anale.

Ma forse c’è anche un elemento di classe sociale Matt. Forse la gente pensava che i Muse erano tutti pretenziosi perché non andavate in giro come usano fare i normali scrubbers del rock’n’roll.

“Dunque, questa è un’altra idea sbagliata su di noi,” geme. “La gente pensa che noi eravamo gente benestante e non lo eravamo. Neanche vagamente. Non ci siamo mai avvicinati ad esserlo! Ebbene attualmente lo sono. Al tempo ci ho messo una pietra sopra, ma è tutto, capisci? L’idea sbagliata è che la gente pensa che noi avevamo una semplice e carina vita di media classe, e non è proprio il caso.”

Capita. Tu hai avuto completamente un background da scrubby vero Matt? Abbiamo sentito storie riguardanti furti di auto e cose del genere...

“Hmmm,” arrossisce, agitandosi con la manica della camicia. “Sì. Ma non ne vado fiero. Non ho mai voluto fare cose di questo genere, e le cose sembrano più drammatiche di quello che veramente erano. Mi sono solo compromesso con della gente veramente subdola. Sono riuscito a compromettermi con delle persone veramente subdole, per qualche ragione.”

Fa una pausa. Sorseggia il suo drink, e guarda il bassista Chris Wolstenholme e il batterista Dom Howard. Arrossisce ancora. Poi ride. “A parte questi due. Ma credetemi, se mai volete imbattervi in persone subdole fate come lavoro di pulire i bagni di un campeggio. E’ lì che ho incontrato un sacco di gente subdola. Ho fatto tutti i lavori, io. Ne avevo fin sopra ai capelli di sboccare fogne. Ma perché, porca miseria, stiamo parlando di queste cose?

Perché altrimenti la gente pensa che tu sei il tipo di persona che nuotava per le gallerie d’arte tutto il giorno!

“Guarda,” sorride, “se noi siamo intelligenti in qualche modo, non è destrezza universitaria. E’ buon senso. E’ solo buon senso.”

Ti stai rendendo conto che ti stai mostrando come un soddisfatto Conservatore bastardo, vero?

“Aaaaaaargh! Jesus!”

Ok Matt. Piantiamola di dire stronzate. Dribbliamo verso il tuo ridicolo abbondante talento, dovremmo?

O forse no. Al secondo round di drink barcolla fino al tavolo, poi Matt dice le seguenti affermazioni. E credeteci, voleva veramente dire questo.

“Penso che faccio schifo. Faccio schifo a suonare la chitarra. Non sono per niente bravo. E pensavo di essere un buon cantante finché ho incontrato i Coldplay. Quel ragazzo ha una voce vera. Lui sa suonare.”

Voi avete letto Melody Maker. C’è una discreta possibilità che avete sentito nominare i Muse. Magari li avete anche visti suonare a uno dei loro inesprimibilmente esplosivi show live. Bene, Matt sa suonare la chitarra, vero? E sa indubbiamente cantare. Ragazzi, LUI SA CANTARE...

“Naaaaaah.” ciancia, scacciando con le mani l’insinuazione. “Di solito penso che ero un buon cantante, ma recentemente sono partito di testa. Adesso ho solo incominciato a gridare ai concerti, facendo strane voci e cose. Un anno fa, era come: “Canto! Canto amorevoli note e bellissime melodie!” Non ero solito gridare ai concerti, nel caso avessi danneggiato la mia voce, ma adesso non mi importa se mando tutto a puttane.”

E non è un pò ingrato?

“Lo è?” scrolla le spalle. “Guarda, ammetto che c’era un tempo, quando abbiamo registrato l’album l’anno scorso, quando pensavo sul serio di essere buono in qualcosa. Ma, da allora, ho girato il mondo e fatto tour con persone che sono migliori di quello che io potrei mai essere. Prendi Flea dei Chili Peppers - è un assoluto genio. Lui è come il Jimi Hendrix del basso. La gente ha detto nelle riviste che sono il nuovo Hendrix, ma questo mi fa solo dire “Baaaaaah, stronzate!” Io metto veramente tutte le cose che posso nel mio modo di suonare, in questa musica, ma c’è ancora molto da imparare. E sono veramente sicuro che ho le possibilità di farmi questa cultura anche se questo potrebbe voler dire scomparire per un lungo tempo.”

Imparare cosa? Voi siete già la miglior band live del mondo!

“Ha!” ride. “Questo non è definitivamente vero. No, no, no. Rage Against The Machine, Tom Waits, The flaming lips - sono show eccellenti. Anche band come i Korn o gli Slipknot. Gli Slipknot sono fottutamente sbalorditivi. Loro sì!”

“Quello è uno show!” fa un grande sorriso Dom “Ma loro non si pigliano a calci in culo sul palco?? Che è quasi quello che facciamo noi, ma in un modo più negativo.”

“Nah,” si oppone Matt, “sotto quelle maschere sono adorabili, veramente! Effettivamente, parlando di maschere, ho quasi fatto una cosa con una maschera nell’altro tour. Mi stavo vestendo con quelle tipiche, maschere da alieno con la faccia bianca, mi stavo mascherando e ho fatto una proiezione su si me con le luci. Solo per “Unintended”. E’ stata una canzone d’amore da un punto di vista alieno che vuole fare parte della razza umana, ma non abbastanza abile per farne parte. Ero...mmm, vi consiglio di non farlo. Vedi, non mi importa di come mi abbiglio sul palco in questi giorni. E’come quando facciamo le prove, o passiamo il tempo e quando andiamo in giro. Sto facendo sempre il cretino di me stesso. Dio sa perché le persone pagano un sacco di soldi per guardarmi mentre mi contorgo, pensa! Io non lo farei.”

“Quello che inserirò è il prolungamento del finale,” aggiunge. “Stando sul palco più a lungo di quanto siamo graditi.”
“Ho incominciato ad avere momenti privati in pubblico, suonando con delle strane luci, sdraiandomi sul pavimento finché non mi sento veramente comodo. Una sera, nell’ultimo tour, sono finito sul pavimento con queste casse fracassate intorno a me, ero veramente comodo e mi sono sdraiato là per circa 15 minuti. Il tour manager è dovuto venirmi a chiedere se ero sveglio o no! Questo è il mio scopo - cadere addormentato sul palco alla fine di un concerto. Voglio fracassare ogni cosa sia confusione, solo apprezzare la pace.”

Bando alle ciance. Matthew Bellamy, te la metto giù, nonostante i tuoi contorcimenti, nonostante le tue proteste, nonostante il tuo ridicolo senso di indegna consapevolezza, tu diventerai una star.

“Nooooo.”

Sììììììììììììììì

“Nooooooooooooo. No, no, no, no, no! Non è per niente quello che sto cercando. Definitivamente no. E’ qualcosa che non ho mai premeditato, o voluto o qualcosa che ho intenzione di consumare. In confronto a tanti, noi non siamo per niente una grande band. Sicuramente daremo spettacolo ai nostri concerti, ma non funziona nella vita di tutti i giorni.”

Ma funziona con te. Ogni cosa sulle tue grida: “Big, rock pig superstar waiting to happen.” Tu sarai pure giovane, ma ognuno attorno a te si azzuffa come se tu sei questa grande, eroica farfalla che sta strisciando fuori da un crisalide indie e prende il controllo del mondo. Aspetta un attimo. Tu hai anche incominciato a distruggere i camerini, e che tipo di star è questa?

“E’ successo solo una volta!” protesta e, abbastanza onestamente, è vero.

E’ successo all’equivalente tedesco di “Mtv FIVE NIGHT STAND” un paio di mesi fa. Il concerto dei Muse era stato annullato all’undicesima ora e 3000 sterline è la stima dei danni che è stata inflitta a qualunque band avesse distrutto tutto. Tuttavia, i Travis non si sono mai comportati così. Mai.

“Ma noi eravamo fottutamente pronti per quel concerto,” spiega Matt “L’energia era là! Così quando è stato annullato, eravamo fottutamente svuotati. Il livello di negatività che fluiva a quel punto era immensa, almeno quanto lo era la fine di una fottuta band.”

Non scusarti. Kurt Cobain sarebbe fiero di te. John Lennon vorrebbe probabilmente darti un viscido bacio. E’ brillante.

“Guarda,” perdendo il sangue freddo, mezzo divertito dall’elogio, ma sembrando meno preoccupato di quanto sia in realtà, “So cosa stai dicendo, ma io sono così quando le cose vanno terribilmente male. Non sono una prima donna! Non ho mai detto: “Sai chi sono io?” Mai!”

Tuttavia ci sono dei limiti. E, sì, i Muse rimangono una piccolissima band in un più grande intrigo di cose. Il loro singolo che gli avrebbe fatti conoscere “Unintended”, è arrivato alla numero 20, nonostante la premonizione di molti che li volevano nella Top10; sono andati a suonare a Radio1, ma sono ancora lontani dalla lista A della Sonique; e, sebbene hanno suonato a più di 40 festivals quest’estate - suonando in dei luoghi improbabili come Israele, Turchia e Grecia - non sono mai stati gli headlining. Tuttavia, i Muse hanno tutto lo spirito di cui avranno bisogno per vederli crescere. E, malgrado l’imbarazzo di Matt, hanno più che abbastanza talento per raccogliere i più alti premi. Stanno solo attenti ad evitare le trappole. Tutto qua.

“Ho visto cose veramente dark negli USA,” rivela Matt, nervosamente, mentre il pub ha fretta di chiudere. “Non voglio fare nomi, e la cosa riguardava assai di più lo staff e l’industria musicale che le band di per se stesse, ma ho visto...dunque, un lato molto dark delle cose. Un puro lato dark. Cose che ti fanno dormire meno comodamente. Le persone si fanno male. Psicologicamente. E alcune di questi mali sono giunti a me. Alcune di queste cose coinvolgono giovani ragazze e vecchi uomini. Queste cose mi hanno colpito. Abbastanza seriamente.”

E forse questo è il perché, perlomeno adesso, le ambizioni dei Muse sono così umili. Dom pensa già a tallonare (o dovremmo dire imboscare?) le indiscutibilmente anziane sorelle Appleton quando i Muse suoneranno al “T in the park” la prossima settimana; Matt sta lavorando a qualche pretenzioso progetto di reinventare il surfing sulla folla; e Chris si è appena seduto dietro, contando i pennies e sognando che un giorno potrà comprare il Rotherham United Football Club (nuovo slogan “Fuck OFF!”). Semplicemente sogni. Certamente realtà future.

“Quando sei più giovane,” spiega finalmente Matt, “sogni di essere conosciuto in tutto il mondo, enormemente famoso, semplicemente perché questo è l’esatto opposto di quello che sei. Ma quando tu raggiungi quello che non sei adesso, non ti sembra più così veramente importante. Questo è triste? Ah, ma quello che ti stai dimenticando è che probabilmente diventeremo enormemente famosi!”

“Infatti,” fa un grosso sorriso alzandosi per andarsene. “Penso che lo diventeremo sicuramente.”

E questa è veramente una fine per questa intervista.

Per la serie: “Sperimentiamo un tipo di arte nuova”
-Un dibattito di Matt sull’arte moderna.-

“Non so se le cose nella Tate Gallery sono arte. Non ho la minima idea di che tipo di arte sia! Ma la cosa in se stessa mi sta interessando. Mi porgo delle domande. Se tu hai una bellissima e grande tela con un enorme strappo nel mezzo appesa al muro, questa probabilmente attrarrà molto di più l’attenzione che non, per esempio, un quadro con dei cani o qualcos’altro. La gente ti verrà a dire: “Perché cavolo hai quella cosa appesa là?” E questo è il punto.”

Tradotta da McAlice.