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QUELL’OSCURITA’
CHE RISPLENDE
I Muse verso la loro Origin Of Symmetry
Ve l’avevamo detto, noi, un anno fa, che i Muse erano gli ones to watch!
Non ci hanno deluso e non hanno certo deluso voi. Con il loro secondo
album, Origin Of Symmetry, hanno rafforzato il loro status di icone del
rock moderno mescolando le schitarrate pesanti rese ancor più pesanti
dalla sapiente mano di un produttore come Dave Bottrill (Tool) insieme a
dei suoni insolitamente classici. Se poi a questo aggiungiamo che, in
quest’epoca in cui la musica non solo viene ascoltata ma può essere
anche vista, i loro video sono sempre dei piccoli capolavori che non
risparmiano nessun effetto speciale disponibile, beh…avete chiaro il
quadro della situazione, no?
Quando vi abbiamo
incontrato, l’anno scorso, proprio qui all’Independent Days, avevate
detto che stavate già lavorando al vostro secondo album e stavate
cercando di portare fuori l’aspetto live dei Muse: ora che l’LP è
uscito, pensate che abbia rispettato le aspettative?
Matt: Si, credo che le canzoni del nuovo album traducano il nostro
aspetto live meglio del precedente. Alcuni dei pezzi sono suonati con tre
strumenti: basso, chitarra e batteria, proprio come avviene dal vivo con
una band di tre elementi.
Abbiamo sentito che in
questo album avreste suonato usando ossa umane come percussioni…menti un
po’ contorte, no?
Chris: Si tratta di ossa di mucca in realtà, volevamo solo fare un
po’ di caos con delle percussioni. Non potevamo usare ossa umane, così
abbiamo chiesto allo chef degli degli studi di Abbey Road di fornirci
quelle ossa.
Dominic: Ma puzzavano così tanto! Abbiamo degli amici chirurghi che
ci potevano procurare le ossa umane, ma ci è sembrato moralmente
sbagliato!
Ossa animali a parte, ci
sono altri tratti in questo album che lo rendono molto dark. L’uso
dell’organo, le tastiere dal sound heavy, il modo in cui Matt modula la
sua voce, contribuiscono a far sì che questa idea di oscurità risplenda
in tutto l’album. Cosa vi ha portato ad esprimervi in questo modo?
Matt: Non so. A me piace molto il modern rock americano, certa vecchia
musica folk, classica. Mi piace l’idea di ascoltare musica creata prima
che nascessi, molte generazioni fa. Cerco di entrare in contatto con
alcune forme di evoluzione della musica, con il modo in cui le cose si
sono trasformate nel modo in cui sono oggi. Mi piace la maniera in cui la
musica ha resistito al passare del tempo, diventando senza tempo, durando
molte generazioni. Cerco di combinare tutto ciò con qualcosa che sia
anche molto moderno.
Questo album, come i
suoi predecessori, mescola il rock con suoni ‘inusualì: se in
“Showbiz” erano prevalenti le sonorità spagnoleggianti, questo ha una
vibra molto classica. Che cosa volevate raggiungere musicalmente?
Matt: Una grande profondità, distanza temporale, che vada oltre la
durata di una vita. Ciò assume la forma, come ho detto, di unire due
diversi stili, uno molto vecchio e uno molto nuovo, vecchi e nuovi
strumenti, per cercare di cogliere un sentimento di immensità.
“New Born” dal
titolo potrebbe far pensare all’ascoltatore ad una canzone di speranza
mentre è angosciante e tetra. “Bliss” è un ossimoro musicale fra il
titolo e quello che ispira la canzone, che sembra far pensare di più alla
morte che a una vita benedetta. Quali sono i vostri sentimenti alla base
di quei testi?
Matt: “Bliss” torna indietro a quando ero giovane, avevo dieci
anni, e iniziavo a suonare il piano. Cercavo di incorporare cose molto
semplici nelle canzoni, che mi aiutassero a ricordare chi fossi, è uno
strano sentimento. “New Born” riguarda profondi, seri cambiamenti
nella vita, quasi come la morte.
In particolare, il video
di “Bliss” ci ha colpito perché è un’eterna caduta verso il basso,
invece di essere una continua ascensione verso l’alto, come siamo
abituati a pensare allo stato di beatitudine. Vorreste spiegare come in
questo caso il video ha interpretato la canzone?
Dom: Penso rappresenti la canzone: essere intrappolati in una strana
sensazione ma nello stesso tempo essere felici in uno stato di
“estasi”. Almeno io lo ero, Matt no, ha avuto dei problemi ai fianchi!
Mentre io e Chris volavamo intorno, lontano da tutto!
Matt: Uno strano viaggio, una rappresentazione interna. Non è reale,
nasce come una fantasia. Una sensazione che potresti avere nella vita di
ogni giorno, qualcosa che senti sta succedendo nella tua mente.
L’impressione che
abbiamo avuto da “Origin Of Symmetry” è che sembra essere sospeso in
uno spazio e tempo che non è umano e non terreno, una sorta di moderna
preghiera. E’ un posto speciale dell’anima che cercavate con questo
album?
Matt: Le scoperte della scienza moderna sembrano confutare tutte le
teorie sulla vita dopo la morte, perciò quest’ultima fa molta più
paura. Il sentimento che ricevo dal fare musica è qualcosa che non mi fa
sentire preoccupato, qualcosa da amplificare e sfruttare il più
possibile.
Parlando del lato
estetico dei Muse, avete commissionato a vari artisti dei disegni che
rappresentassero l’origine della simmetria. Vorreste spiegarci
l’intera operazione creata intorno all’album, dal suo titolo alla sua
grafica?
Matt: “Origin Of Symmetry” per me riguarda il feeling che
ricevo dal fare musica, che mi mi fa avvicinare il più possibile a dire
che esiste un anima, un punto in cui tutto è più semplice, non mi
preoccupo di nulla di ciò che c’è intorno, delle cose della vita di
ogni giorno. Quando faccio musica tutto ciò sparisce. Credo che tutto
nella mia vita è rimasto lo stesso, sebbene tutto intorno è cambiato. Il
fine del coinvolgere altre persone è di mostrare come ognuno ha una
diversa prospettiva sulla stessa cosa. Dimostra in qualche modo quanto
differenti sono le prospettive. E’ come cercare questo non so che, se
esiste, è chiaro, che è lo stesso per tutti. Se c’è un anima,
dovrebbe venire fuori se qualcuno fa lo stesso disegno, per cui ogni
similitudine che si può trovare fra la musica e l’arte è come trovare
ciò che è simile fra ognuno di noi.
Nell’album avete
incluso una cover, “Feeling Good”, di Nina Simone. Che cosa vi ha
portato a scegliere quella traccia, e come si inserisce fra le altre
canzoni?
Dom: Suoniamo “Feeling Good” già da un anno per la reggae
session. È l’unica cover che abbiamo mai fatto. L’abbiamo inserita
nell’album perchè sembra interferire con il resto delle canzoni, la sua
posizione nel disco sembra tirarti sù sul finale. Il suo feeling
contrasta con il resto.
Sarà il vostro nuovo
singolo?
Matt: Non ne sono sicuro, forse.
Su questo disco avete
lavorato sia con John Leckie che con Dave Bottrill. Il fatto che
quest’ultimo produca band come i Tool ha contribuito ad accentuare la
pesantezza di questo disco?
Matt: Si, credo che suonando dal vivo ciò sia avvenuto
naturalmente. Lui ha fatto delle cose sperimentali, una buona miscela di
folk e modern rock. Cose simili all’area in cui volevamo lavorare.
Riguardo
all’esperienza live, abbiamo sentito dire che avete strane abitudini nel
backstage. Si dice che prima di salire sul palco chiamate un po’ di
groupie a fare la doccia con voi, le filmate e poi guardate le cassette al
videoregistratore prima di suonare. Diteci tutto di questa vostra vita sex
drugs & rock and roll!
Matt: Sono cose distanti dalla realtà. La verità è che Dom non sa
che ho fatto alcuni video in cui l’ho ripreso con una telecamera
notturna e glieli ho mostrati senza che lui si riconoscesse! È abbastanza
divertente!
Ora che avete raggiunto
tanto successo, pensereste mai di avere altre voci come ospiti sulle
vostre tracce future? Chi sarebbe la vostra prima scelta?
Matt:
Tom Waits!
Dom: Si, con Tom Waits sarebbe una bella collaborazione.
Forse con qualche band hip-hop, alcune di loro hanno apprezzato il nostro
lavoro, sarebbe interessante fare una jam-session in uno studio, alquanto
strano!
State lavorando a nuovo
materiale adesso? E in quale direzione prevedete di andare?
Matt: Faremo un paio di nuove cose in studio la settimana prossima,
ma non sono sicuro che finiranno su un album. Lavoreremo per un paio di
settimane in uno studio di Boston, credo.
I Muse hanno trovato la
loro origine della simmetria?
Matt: Non abbastanza, a momenti!
Dom: Va e viene!
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